Trabonella 1911

Il 20 ottobre 1911 nella miniera Trabonella, a causa dello scoppio di grisou ci furono una serie di esplosioni che uccisero 40 operai, ferendone 16. L’incendio che ne scaturì durò molti giorni e la miniera rimase chiusa per tre anni dopo l’evento.

La miniera era già tristemente nota per gli incidenti avvenuti nel 1863 quando sempre per uno scoppio di grisou erano morti decine di operai, e quella del 1867 che a causa dell’anidride solforosa liberatasi da un incendio provocò la morte di 42 minatori.

Il dramma si compie il pomeriggio di venerdì 20 ottobre, per come ricaviamo dalla testimonianza dell’allora ingegnere del Distretto Minerario di Caltanissetta, Angelo Baraffael, un esperto geologo che tre anni prima ha dovuto assistere ad un panorama di distruzione ben più apocalittico, la Messina cancellata dal terremoto, dove lui, insieme, ad altri, sono stati inviati per visitare le zone colpite e designare quelle più adatte per la ricostruzione dell’abitato.

Quel pomeriggio, dunque, all’arrivo della notizia della disgrazia, accorre sul posto assieme ad altri funzionari e al direttore Bergmann, e viene informato che al pozzo d’estrazione Luzzatti si è verificata un’esplosione di grisou. Si tenta una ricostruzione dei fatti, che si può così sintetizzare. Poco dopo le quattro pomeridiane al pozzo si avverte uno scoppio, seguito da altri che vengono uditi all’esterno. Un paio di sorveglianti riescono a fuggire in tempo ed a salvarsi, dopo aver fatto risalire in superficie una ventina di operai. Ma seguono altre esplosioni, che sprigionano una nuvola di polvere di zolfo. Si tenta pertanto di prestare aiuto a quanti rimasti ancora sottoterra, ma non dall’imbocco del pozzo, ormai inaccessibile, bensì dal piano inclinato d’estrazione, e si riesce in tal modo a portare in salvo un’altra sessantina di minatori.

In questo frattempo, non udendosi più scoppi provenire dal pozzo Luzzatti, due lavoranti, di propria iniziativa, decidono di scendere per aiutare quanti ancora rimasti di sotto e trarli in superficie. Ma ecco, invece, verificarsi in quel momento un’altra esplosione, più violenta delle altre, e i due rimangono uccisi sul colpo. I loro corpi vengono recuperati poco dopo dai compagni scesi a loro volta dal piano inclinato. Dopodiché non si può prestare aiuto a nessun altro per la ripresa delle esplosioni interne e la massiccia fuoriuscita di grisou: vengono pertanto chiusi ermeticamente tutti gli imbocchi della miniera grande e successivamente quelli delle altre sezioni.

Il bilancio finale, come detto, è di 40 morti, di cui solo quattro recuperati mentre gli altri corpi rimarranno nelle viscere della miniera.

Il disastro blocca del tutto l’attività di lavoro nella grande zolfara, che rimarrà ferma a lungo. Di conseguenza la ditta esercente, già alle prese con i gravosi patti di concessione cui è sottoposta, e dal momento che non è lontana la scadenza del contratto, decide di rinunciare alla coltivazione della miniera, anche perché non si può ancora quantificare l’entità del danno causato dagli incendi sotterranei durati per più giorni, e valutare quindi quali prospettive di futuro lavoro vi siano. Pertanto viene chiesta la risoluzione del contratto agli eredi Morillo, proprietari della zolfara, che a loro volta non sanno che azioni intraprendere, anche perché sconoscono la reale entità di quanto accaduto nelle gallerie.

La Trabonella rimane così ermeticamente chiusa, e lo rimarrà anche per tutto il 1912 e il 1913. Si deve arrivare al settembre 1914 perché se ne riprenda l’esercizio, affidato ad una nuova ditta, la D’Oro – Lo Pinto & C., che inizia subito i lavori di riattamento delle gallerie, anche se gli effetti degli incendi del 1911 si protrarranno ancora a lungo.

L’eco di quella sciagura viene ripresa dalla stampa nazionale e anche internazionale, ed eminenti studiosi si pronunciano e scrivono in merito alla tipologia dell’incidente, e quindi dell’esplosione del «killer»

Walter Gruttadauria, La Sicilia 16 Ottobre 2011, “Un killer chiamato grisou. Cronaca di una strage nelle viscere della terra

 

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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