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La flottazione

Flottazione Miniera Trabia-TallaritaNel secondo dopoguerra, quando già l'industria zolfifera era in fase di smantellamento, venne realizzato un notevole passo avanti nell'evoluzione tecnologica con l'applicazione del sistema di flottazione, che consente di sottoporre il minerale, così come esce dalla zolfara, dapprima a frantumazione e macinazione ed in seguito ad un lavaggio in acqua. Nelle celle di flottazione la cosiddetta 'torbida', ottenuta nella prima parte della lavorazione, veniva agitata meccanicamente fino alla formazione di un'abbondante schiuma con la conseguente separazione dello zolfo dalla 'ganga' (materiale sterile). Nel processo risultava efficace l'aggiunta di reattivi ad azione fisio-chimica come la nafta, l'olio di pino o l'olio di trementina nella proporzione di 100 g per ogni tonnellata di minerale grezzo. "L'impasto così preparato fa imbibire in maniera differente il minerale dal resto della ganga e ne consente la separazione fisica. La dizione 'flottazione' deriva dalla possibilità di utilizzo di differenti composti chimici utilizzati come agenti flottanti".

Il successivo addensamento della schiuma, raschiata dalla 'torbida' con pale meccaniche e che consentiva di ottenere il minerale sotto forma di polvere, avveniva nel reparto filtrazione, in cui veniva eliminata gran parte dell’acqua contenuta nello zolfo mediante un filtro rotativo a tamburo, scaricando il prodotto finito (denominato concentrato di flottazione) sul piazzale esterno.

Tale sistema consentiva di raggiungere un tenore del 88%, e garantiva anche dei notevoli vantaggi ambientali; le esalazioni di anidride solforosa, così massicce con i sistemi di fusione, divenivano esigue consentendo la coltivazione agricola dei terreni vicini alla minieraCumuli di concentrato di flottazione.

Il primo impianto fu messo a punto nella miniera Cozzodisi (Casteltermini), seguito nel 1955 dal complesso della Trabia Tallarita (Rieri) e nel 1957 da quelli della Montagna Mintina (Aragona) e della Trabonella (Caltanissetta)."

Gli impianti di flottazione sfruttano la diversa altimetria dell’area situando i vari cicli di lavorazione su livelli diversi. La strumentazione è in discreto stato di conservazione, anche se preda della ruggine per la cessata manutenzione. Molto precari, invece, i rivestimenti dei capannoni: si tratta di pannelli di eternit poggiati su profilati d’acciaio intelaiati.

 

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