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Fusione dello zolfo

Forni GillLa fusione fu il primo metodo utilizzato per separare lo zolfo dalla ganga, mentre in tempi più recenti fu inventata la flottazione che invece sfruttava dei principi chimici.

I primi metodi per fondere lo zolfo adoperavano le Calcarelle, ovvero dei fossi costruiti con un piano inclinato dove veniva posto il materiale e incendiato per far fondere lo zolfo. Era un metodo poco profittevole e dannoso per lavoratori e ambiente.
Il metodo delle Calcarele fu sostituito dai Calcheroni, che aumentò il tenore di zolfo fuso, diminuendo l’emissione di anidride solforosa ad un terzo dello zolfo contenuto nel minerale.
Dai Calcheroni si passò al forno Gill, forno più evoluto del Calcarone di cui costituisce il perfezionamento; è costituito da una serie di unità, pressoché uguali, poste in batteria. Tanti altri metodi di fusione dello zolfo furono sperimentati, sia utilizzando come combustibile lo stesso zolfo, sia utilizzando forme alternative, come il vapore, che si basava sulla combustione del carbon fossile o della legna.
Tra i primi ricordiamo il forno Durand, nato prima dei forni Gill, adatto soprattutto al trattamento dei minerali poveri, utilizzato per qualche tempo in Sicilia per prescrizione governativa, al posto dei calcheroni ritenuti troppo inquinanti :

"Era costituito da una camera quadrata in muratura di 2 metri di lato, a suolo inclinato e coperto da una volta, munita al centro dell'apertura di caricamento. Nella parte anteriore della camera era collocata la bocca di colata e due porte di carico, mentre nei muri laterali erano poste due aperture, una per introdurre il fuoco e l'altra in comunicazione con un canale comune a due o più forni contigui; questo canale era destinato a ricevere i prodotti della combustione che, per un altro condotto, finivano in un piccolo camino posto alla sommità di una collina. Il forno si riempiva introducendo il minerale grosso in basso ed il minuto in alto; si chiudeva la bocca di carico con ginisi compresso, e le due porte con qualche fascina. La fusione procedeva poi come nel calcherone e durava 24 ore, comprese le fasi di carico e scarico. Dopo qualche tempo si raccoglieva anche lo zolfo depositatosi per sublimazione sulle pareti del lungo condotto. Tuttavia, anche se l'impianto riduceva i gas inquinanti, il rendimento era inferiore a quello del calcherone e dunque il metodo fu abbandonato". (Cassetti M., I progressi tecnologici nello sfruttamento del bacino solfifero siciliano, sta in Addamo S., Zolfare di Sicilia, Palermo 1989)

Tra i forni a combustione di zolfo bisogna citare anche quello proposto da Leon Gil Ruiz sin dal 1887; in una grande camera si deposita il minerale a cui si da fuoco nella parte superiore; un ventilatore posto nella parte alta della cainera introduce l'aria esterna che, avendo il compito di alimentare la fusione, attraversa la massa di minerale dall'alto in basso fino ad incontrare un condotto aperto alla base della camera dal quale ritorna all'esterno.
Nella miniera Santa Caterina di Castrogiovanni, l'attuale Enna, vennero impiantati tre forni di questo tipo, che diedero aumenti di rendimento di oltre il 30% rispetto al calcherone, cioè un rendimento paragonabile a quello dei forni Gill9.

 

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