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Discenderie e coltivazione per vuoti e per ripieni

DiscenderiaAppurata l'esistenza di zolfo la prima cosa da fare era quella di scavare la discenderia, ovvero una via di accesso più o meno ripida verso il sottosuolo munita di gradini per agevolare e sveltire l'ingresso e la risalita dei lavoratori. Questa era munita in superficie di un cancello di ferro da chiudersi nei periodi di inattività, onde evitare che fossero guastate le opere o trafugati gli arnesi.

Sistema per vuoti

Si procedeva quindi allo scavo delle gallerie orizzontali, la cui volta era sostenuta da pilastri di minerale, le cosiddette culonni, lasciati appositamente per evitare crolli, ed aventi uno spessore che poteva raggiungere anche i sei metri. Tra un pilastro e l'altro si trovava il campo d'azione affidato al picconiere e ai suoi aiutanti, cioè i carusi e gli spisalora; questi ultimi avevano il ruolo di manovali e alcune volte venivano pagati come i carusi direttamente dal picconiere.
Il lavoro si svolgeva nelle posizioni più strane, dovendo il picconiere lavorare in piedi, in ginocchio o sdraiato a seconda delle esigenze dettate dallo strato geologico.

Quando la lavorazione si svolgeva a più piani, era necessario che le colonne di un livello corrispondessero esattamente a quello di un altro, che fossero cioé a chiummu (a piombo) , mentre la loro sezione doveva essere gradualmente accresciuta nei livelli inferiori, poiché il peso sostenuto era tanto più grande quanto maggiore era la profondità.Galleria a gradoni

Sistema per ripieni

Oltre al sistema per vuoti descritto si utilizzava anche il sistema per ripieni, noti col nome di inchimenta. Si procedeva abbattendo il minerale esistente tra le gallerie parallele e complanari precedentemente scavate, sostituendolo con materiale scartato sul posto o all'occorrenza fatto pervenire dall'esterno, ottenendo così il consolidamento necessario a vincere la pressione delle rocce sovrastanti. Ci si preoccupava di eseguire i ripieni con grande diligenza, pressando fortemente il materiale senza lasciare alcun vuoto tra la volta della roccia sovrastante e il ripieno, poiché bisognava evitare il brusco movimento degli strati superiori che, obbedendo al loro peso, dovevano necessariamente abbassarsi.
Il sistema per ripieni era il migliore per utilità, sicurezza, ed economia; esso dava infatti la possibilità di estrarre tutto il materiale che s'incontrava, mentre la sicurezza risultava maggiore come pure la solidità, il che serviva ad evitare i tanti disastri che si verificavano nelle coltivazioni per vuoti; nello stesso tempo si risparmiavano le spese necessarie alla manutenzione e all'armamento delle gallerie.

Estrazione del materiale

L'estrazione si effettuava a spalla: gli accessi ai sotterranei erano costituiti comunemente da gallerie inclinate o discenderie, con scalini per il transito degli operai. Se l'inclinazione era moderata, gli scalini si estendevano per tutta la larghezza della galleria; quando l'inclinazione era forte ogni gradino era composto da due trattiCarusi all'ingresso di una discenderia, uno più elevato dell'altro, così da ottenere due alzate nello spazio di una pedata. In questo caso i gradini si definivano rotti.
Questi accorgimenti servivano ad agevolare il lavoro dei carusi che trasportavano il minerale all'esterno della miniera e che percorrevano queste gallerie decine di volte in un giorno; ma non si trattava di solidarietà nei confronti di questi poveracci, comunque sfruttati ai limiti dell'umano, quanto della ricerca di una maggiore produttività: un maggior numero di viaggi corrispondeva ad una maggiore quantità di minerale estratto.

Questo metodo di estrazione fu utilizzato fino all'immediato dopoguerra, in quanto nelle piccole zolfare non era certo conveniente installare gli impianti meccanici che col loro costo avrebbero superato il valore dell'intera miniera. Il primo esempio di escavazione di un pozzo o buca d'estrazione si ha intorno al 1863 nella zolfara Stazzone-Caico di Montedoro; tale pozzo era profondo 40 metri, con un diametro di 2,50 metri e l'interno era rivestito in muratura a malta di gesso dello spessore di 50 centimetri. L'estrazione era affidata ad un argano di legno messo in movimento da due cavalli.

 

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