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Coltivazione ed estrazione dello zolfo

Discenderie e coltivazione per vuoti e per ripieni

DiscenderiaAppurata l'esistenza di zolfo la prima cosa da fare era quella di scavare la discenderia, ovvero una via di accesso più o meno ripida verso il sottosuolo munita di gradini per agevolare e sveltire l'ingresso e la risalita dei lavoratori. Questa era munita in superficie di un cancello di ferro da chiudersi nei periodi di inattività, onde evitare che fossero guastate le opere o trafugati gli arnesi.

Sistema per vuoti

Si procedeva quindi allo scavo delle gallerie orizzontali, la cui volta era sostenuta da pilastri di minerale, le cosiddette culonni, lasciati appositamente per evitare crolli, ed aventi uno spessore che poteva raggiungere anche i sei metri. Tra un pilastro e l'altro si trovava il campo d'azione affidato al picconiere e ai suoi aiutanti, cioè i carusi e gli spisalora; questi ultimi avevano il ruolo di manovali e alcune volte venivano pagati come i carusi direttamente dal picconiere.
Il lavoro si svolgeva nelle posizioni più strane, dovendo il picconiere lavorare in piedi, in ginocchio o sdraiato a seconda delle esigenze dettate dallo strato geologico. Leggi tutto...
 

Piani inclinati e castelletti

Manovratore verticale terzo livello testa di piano inclianto. Miniera Ciavolotta ag. 1948Negli anni settanta del 1800 cominciarono ad essere introdotti i primi piani inclinati con sistemi di carreggio e i pozzi d'estrazione completi di castelletti e argano, perché decisamente più sicuri e convenienti, soprattutto in quelle miniere dove l'estrazione avveniva a notevole profondità.
I piani inclinati utilizzati più frequentemente in Sicilia erano quelli a doppio effetto, che comprendevano generalmente un doppio binario con una grande puleggia frenabile a monte dalla quale passava una fune che trainava i vagoni. La puleggia era azionata da un motore inizialmente a vapore, poi elettrico. Su un binario i vagoni scendevano e sull'altro salivano; generalmente si metteva a profitto il peso dei vagoni, facendo scendere quelli carichi di rosticcio (Materiale di risulta della fusione dello zolfo) utile al consolidamento delle gallerie e risalire quelli vuoti. Nel caso in cui dovevano risalire dei vagonetti carichi, entrava in funzione il motore. Leggi tutto...
 

Metodo Frasch

Il metodo Frasch, che mise in crisi l’intera economia solfifera italiana, si distingue nettamente dai metodi tradizionali per l’estrazione dello zolfo in quanto si basava su una tecnologia che consentiva, in un unico ciclo di operazioni l’estrazione e la fusione del minerale con dei valori di purezza del prodotto non ottenibili altrimenti senza ricorrere alla raffinazione. Il processo consiste nella intercettazione a mezzo di trivellazioni meccaniche della vena solfifera a profondità variabili, nella fusione in loco per mezzo di acqua e vapore acqueo ad alta temperatura e al trasporto del minerale in superficie mentre permane lo stato di fusione. Per ottenere questo procedimento occorre trivellare il terreno con fori di diametro variabile fino alla profondità del giacimento. Quindi vengono calati dei tubi fino al tetto del giacimento; all’interno di questa camicia metallica vengono calati ulteriori tre tubi che vengono posizionati a profondità diverse nel giacimento. Viene introdotta acqua bollente a pressione e lo zolfo, che si liquefa a 116 gradi centigradi, si raccoglie in basso e quindi penetra nello spazio del tubo intermedio dove viene aspirato verso la superficie. All’esterno lo zolfo viene raccolto in appositi vasconi e quindi successivamente solidificato in contenitori di deposito (vat)

 

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