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7 - Fondazione della “Anglo–Sicilian Sulphur Company” (1896)

Anglo-Sicilian Sulphur CompanyGli industriali inglesi interessati alla produzione ed al commercio dello zolfo e preoccupati dalla discesa dei prezzi, avanzarono delle proposte di riassetto commerciale. Nel 1896 si giunse alla costituzione della “Anglo – Sicilian Sulphur Company” su iniziativa di Ignazio Florio ed imprenditori inglesi.


"[…] la compagnia […] si assicurò, ad un prezzo determinato, contro pagamento alla consegna, circa la metà della produzione siciliana. Era anche prevista, ma in maniera del tutto inapplicabile, la possibilità di frenare la produzione. Il Governo, dal canto suo, abolì il dazio di esportazione e tutte le tasse dirette e indirette gravanti sulla produzione e sul commercio solfifero. Unico prelevamento, quello di una lira su ogni tonnellata di zolfo esportato.
[…] Un più facile accesso al credito consentì ai produttori più avveduti di attuare qualche miglioramento delle attrezzature". (Lo zolfo in Italia, atti del Convegno Nazionale dello zolfo, Ente Zolfi Italiani, 1961). Si riuscì a stabilizzare i prezzi dello zolfo e le grandi miniere migliorarono gli impianti grazie, anche, all’arrivo di tecnici e borghesia imprenditoriale provenienti dal nord dell’Italia.
La quasi totalità dei vecchi impianti, oggigiorno visibili in parte nelle zolfare situate a nord-est di Caltanissetta, risalgono infatti a quel periodo storico.

Miniera Trabonella. La miniera venne affittata all’imprenditore lombardo Gedeone Nuvolari (zio del famoso Tazio) nel 1897 con la direzione dell’ingegnere Mezzena.
Degli impianti ancor oggi visibili, i seguenti vennero realizzati in quegli anni: il camino del riflusso Nuvolari (1898), elegante costruzione in pietra di sabucina e mattoni di terracotta; alcune “abitazioni” degli operai, consistenti in baracche in muratura ad unica elevazione; la tramvia a cavalli (1898) che collegava la miniera alla stazione Imera, riconoscibile oggi, in lunghi tratti, per il sedime ferroviario; due grandi sestiglie di forni Gill (inizio del XX secolo), con ancora i fori per la carica del minerale ed i camini di sfiato. In posizione centrale rispetto agli impianti appena descritti, svetta la palazzina della direzione, risalente alla seconda metà del XIX secolo, a tre elevazioni.

Miniera Gessolungo. La sezione Maurelli della miniera venne affidata al veronese ing. Travaglia nel 1893. Nei primi anni del ‘900 e sino al 1919 le varie sezioni vennero unificate e gestite da un unico esercente: l’ing. Giacomo Fiocchi, originario di Milano.
Gli edifici dell’epoca rimasti visibili sono: il castelletto di estrazione del pozzo Fiocchi (1912) e l’attigua sala argano. Il castelletto del pozzo Fiocchi è uno degli ultimi castelletti in muratura ancora in piedi, che venne dotato, negli anni ’50, di una lanterna in cemento armato. Nel castelletto si ritrovano ancora le molette, le funi e le gabbie.

Miniera Iuncio-Testasecca. All’inizio del XX secolo la miniera, proprietà del conte Ignazio Testasecca, venne affidata al padovano ing. Putti. Gli unici edifici della miniera attualmente conservati sono le strutture di servizio agli impianti del pozzo, oggi non più esistente, e la palazzina della direzione. Quest’ultima, risalente ai primi anni del ‘900, è composta da tre elevazioni con motivi di chiara ispirazione liberty e con una torre di avvistamento nel lato principale, che ne costituisce la quarta elevazione.

Miniera Saponaro. Della zolfara, proprietà alla fine del XIX secolo del conte Ignazio Testasecca, rimane un solo, ma caratteristico, impianto risalente agli anni tra ‘800 e ‘900.
Si tratta dei resti di alcune quadriglie di forni Gill, posizionate sul fianco di una collina, costituite da muri basamentali con blocchi di sabucina, con la bocca d’ingresso ai forni, e da alti ed eleganti camini in mattoni di terracotta.

Miniera Stretto – Giordano. Gli unici edifici ancora esistenti della zolfara vennero costruiti durante gli ultimi anni del XIX secolo. Intorno al 1886 la miniera risultò gestita da Robert Trewella; noto imprenditore inglese attivo nella costruzione di tronchi ferroviari, nella amministrazione delle zolfare e nel commercio dello zolfo. Durante la sua gestione sorsero due caseggiati in muratura, probabilmente destinati a magazzino, e l’edificio principale della miniera.
Quest’ultimo, oggi ridotto a rudere, è un blocco a pianta rettangolare, a due elevazioni con copertura a doppia falda. Al piano terreno vi sono delle grandi aperture con archi a tutto sesto, da cui si accede ai depositi. Il piano superiore venne, invece, adibito ad uffici.


 

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