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Riempitori e Arditori

ArditoreI riempitori o "inchitura" curavano la fusione del minerale; infatti questa dipendeva dall'esatto riempimento dei calcheroni e dei forni che avveniva mettendo il materiale più grosso in basso e quello più minuto in alto fino a formare un cono. Erano cottimisti e quindi pagati secondo il numero di vagoni impostati, e dalle somme ricevute dovevano detrarre l'importo per pagare i carusi, che li aiutavano nel riempimento e nello svuotamento degli impianti di fusione.

Gli arditori o "arditura" erano i veri arbitri della produzione. Essi guidavano e assistevano la fusione, cercando di ottenere una buona solidificazione, garanzia di qualità dello zolfo. Erano direttamente sorvegliati dal capomastro e dai periti minerari che gli impartivano delle direttive per scongiurare una cattiva produzione. La loro attività era continua, dovendo badare a più calcheroni in fusione contemporaneamente sia di notte che di giorno. Il pagamento era proporzionato alla quantità di balate estratte dalla fusione.

RiempitoriEssi erano riconoscibili anche in paese perché avevano i calzoni spruzzati di zolfo nel suo caratteristico colore giallo. Erano espertissimi nel modellare statuine di ogni tipo, facendo colare lo zolfo liquido sulle forme di gesso o di cemento costruite da loro stessi. Davano inoltre prova di virtuosismo a quanti visitavano per la prima volta la miniera, immergendo la mano, preventivamente bagnata con acqua fresca, nello zolfo bollente e ritirandola illesa, giacchè il minerale a contatto con l'acqua si raffredda e si solidifica.

Ma alcune volte riportavano terribili scottature dovute al loro stato di ubriachezza; talvolta si addormentavano in tali condizioni, mentre il minerale si spandeva sul terreno andando perduto. Ciò segnava inevitabilmente la sospensione dal lavoro o addirittura il licenziamento. Egli beveva il vino soprattutto per sfuggire alle difficoltà respiratorie dovute alle continue inalazioni di fumo, da cui l'espressione tipica, comune ad altre categorie di zolfatari: "Viviri vinu é nicissariu ppi sarbari la cascia di lu piettu".

 

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