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Gessolungo 1958

Era il 14 febbraio 1958 e all'interno delle gallerie del 7° e 8° livello accessibili dal pozzo Fiocchi della miniera Gessolungo, i martellisti del 2° turno del giorno precedente, cioè il 13, avevano predisposto ed effettuato i fori per la "volata". Nei fori veniva messo dell'esplosivo che una volta detonati aprivano nuovi cantieri. Il capo mastro si accertò personalmente che detti fori erano stati fatti a regola d'arte e cioè a forma di cuore al fine che lo sparo abbattesse più minerale possibile. Annullò un foro soltanto in quanto non effettuato a regola d'arte. Non ritenne però di annullarne un altro che era stato male ubicato e che probabilmente con l'esplosione avrebbe fatto "cannone" provocando danni. Fare "cannone" significa che l'esplosivo caricato all'interno del foro, invece di esplodere verso l'esterno dello stesso foro, causa il minerale troppo ricco scarica tutta la violenta deflagrazione all'interno causando al cento per cento l'incendio dello zolfo.

Ordinò ai componenti la squadra sparo di recarsi nelle traverse delle gallerie a circa ottanta metri dall'avanzamento dove sarebbe avvenuto lo sparo.

Il primo turno montante delle ore sette che comprendeva 144 minatori e che normalmente arrivavano nei propri cantieri di tracciamento e coltivazione del minerale dopo che lo sparo era stato effettuato, quel mattino dovevano fermarsi tutti nella galleria ritenuta sicura del 7° livello in attesa che la seconda volata allo stesso 7° livello fosse già avvenuta.

A questo punto si erano fatte le sette e quindici minuti quando il capo mastro dette l'autorizzazione di azionare la manetta dell'esploditore elettrico e ottenere così il brillamento dei candelotti di esplosivo grisutina per l'esattezza collocati nella volata cioé in undici fori.

L'esplosione e lo scoppio fu udito da tutti i minatori e furono anche contati tutti gli undici scoppi separati tra loro da dieci secondi l'uno dall'altro, intervallo regolato dai detonatori a micro ritardo.
Trascorsi pochi minuti dall'ultimo scoppio tutti i minatori fermi al settimo livello che erano pronti per scendere verso l'ottavo e il nono livello per iniziare a sgombrare i cantieri dallo zolfo abbattuto, furono investiti da una fitta nube di anidride solforosa e calore eccessivo, che contrariamente alla direzione normale verso la galleria di riflusso e pertanto verso l'esterno della miniera si diresse verso la galleria di entrata d'aria cioé proprio dove tutti gli operai erano in attesa. Si trovarono pertanto a respirare la pesante esalazione di zolfo fuso che brucia i polmoni.
Cercarono di mettersi in salvo verso i livelli superiori tenendo stretti sul naso e sulla bocca i propri indumenti ma non tutti ci riuscirono.

Stante le dichiarazioni dell'elettricista addetto al funzionamento del turbo aspiratore posto all'imbocco del pozzo Maurelli ebbe un improvviso guasto proprio durante le esplosioni. Si ruppe la cinghia di trasmissione e pertanto si verificò il fermo della ventola.

La causa di quanto avvenuto é stato un foro che ha fatto "cannone' provocando l'incendio che partito dal cantiere dell'avanzamento ha interessato tutta la galleria del settimo livello, dove appunto erano fermi gli operai.

I feriti trasportati all'ospedale risultarono 64, quelli non feriti rimasti in miniera all'esterno erano 68, mentre il conteggio dei morti fu di 13 persone.



 

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