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Racconti

Minicu u carusu e u Campusantiddu

cimitero minatori 1999Ero arrivato in Sicilia, esattamente nella città di Caltanissetta da Passignano sul Trasimeno in provincia di Perugia, nel mese di settembre del 1952. Avevo lasciato la verde Umbria e il bellissimo lago, dopo aver trascorso, li, la Fine di quella estate. Nel lungo viaggio in treno, mano mano che la vegetazione cambiava colore, scendendo verso sud, cercavo nella mente cosa mi aspettava in quella allora lontana terra di Sicilia. Conoscevo anche se marginalmente, la storia delle miniere di zolfo. Non conoscevo, però, il modo di lavorare dei minatori e i loro usi. Presi servizio in qualità di dirigente alla miniera Juncio Tumminelli, distante circa dieci chilometri dalla città. L'impatto con quel mondo mi lasciò alquanto perplesso. I minatori del primo turno che arrivavano alle 6,45 sul posto cli lavoro percorrendo a piedi il tragitto, sembravano già stanchi prima ancora di affrontare il turno in sotterraneo di otto ore.

Furono sufficienti pochi giorni per rendermi conto di quanto faticoso e pericoloso fosse il lavoro e pesantemente sfruttato il minatore. Tra loro quello che mi colpì più di tutti fu il così nominato dagli altri «surfarara» «Menicu ’u caruso».

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Gessolungo 1958

Era il 14 febbraio 1958 e all'interno delle gallerie del 7° e 8° livello accessibili dal pozzo Fiocchi della miniera Gessolungo, i martellisti del 2° turno del giorno precedente, cioè il 13, avevano predisposto ed effettuato i fori per la "volata". Nei fori veniva messo dell'esplosivo che una volta detonati aprivano nuovi cantieri. Il capo mastro si accertò personalmente che detti fori erano stati fatti a regola d'arte e cioè a forma di cuore al fine che lo sparo abbattesse più minerale possibile. Annullò un foro soltanto in quanto non effettuato a regola d'arte. Non ritenne però di annullarne un altro che era stato male ubicato e che probabilmente con l'esplosione avrebbe fatto "cannone" provocando danni. Fare "cannone" significa che l'esplosivo caricato all'interno del foro, invece di esplodere verso l'esterno dello stesso foro, causa il minerale troppo ricco scarica tutta la violenta deflagrazione all'interno causando al cento per cento l'incendio dello zolfo.

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Ciaula scopre la luna

lunaCiàula scopre la luna è una novella del 1907 di Luigi Pirandello, contenuta nella raccolta Novelle per un anno.

Ciaula è il "caruso" di un minatore ed ha sempre vissuto in miniera, quando una notte esce e vede la luna e ne rimane così strabiliato da scoppiare a piangere.

Trama

La novella tratta di un povero ragazzo di nome Ciàula, che lavorava in una miniera di zolfo in Sicilia (la miniera a cui si ispirò Pirandello è la "Taccia Caci" che si trova ad Aragona), caruso di un minatore chiamato Zi Scarda, controllato dal padrone Cacciagallina.

Una sera Cacciagallina, che in miniera ha il compito di controllare i minatori, vuole farli restare a lavorare per finire il carico di quel giorno, ma nessuno lo ascolta. Gli unici a rimanere sono Zi Scarda e il suo caruso Ciàula che, molto stanco, non si ribella ed ubbidisce, anche se di malavoglia. Il suo problema non è rappresentato dal buio della miniera, perché ne conosce bene le gallerie, ma dalla paura del buio della notte, della quale non conosce niente. Il suo timore inizia quando nella miniera scoppia una mina (che aveva ucciso il figlio di Zi Scarda e aveva fatto perdere a quest'ultimo un occhio).

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Scuole

L'associazione propone attività educative alle scuole al fine di far conoscere alle nuove generazioni il mondo delle miniere.

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Progetti

Un patrimonio da riscoprire e valorizzare. I progetti di recupero dell'associazione per ridare alla comunità pezzi di storia perduta.

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Itinerari

Storia, natura, arte. Il periodo delle miniere ha lasciato al centro della Sicilia posti meravigliosi tutti da riscoprire.

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