Miniera Giffarò

La miniera Giffarò, o Giffarone, ricade in provincia di Caltanissetta, ma è in territorio di Delia, ed é ubicata a Nord della miniera di La Grasta, e vi si accede dalla SP n°127 che congiunge le due strade provinciali SP 1 e SP2 che portano rispettivamente a Delia e Sommatino. Si tratta di una delle rare miniere di zolfo che sono state coltivate a cielo aperto e per questo motivo è dotata di un indiscutibile fascino poiché col passare degli anni la natura ha reso la vecchia cava di zolfo uno dei posti più belli, dal punto di vista naturalistico e storico dell’entroterra siciliano.

Stato attuale dei luoghi

La miniera è stata sfruttata a giorno, con metodo di coltivazione a fossa, con scavo a gradino diritto, a carico del versante occidentale del Cozzo Giffarò. Oggi rimane una fossa centrale, che si é allagata, probabilmente per sorgenti sostenute dalle argille sottostanti alla mineralizzazione, con il risultato che oggi troviamo un pittoresco laghetto dalle forme naturalistiche, allungato in senso Nord Sud, costeggiato, dal lato opposto a quello di ingresso, da un versante in cui il tempo ha addolcito la gradonatura conferita alla parete dalle coltivazioni minerarie, e in cui è già oggi leggibile, a specchio, la successione stratigrafica del giacimento, sino ai gessi, facilmente riconoscibili, che costituiscono lo strato di tetto, e il suolo agrario di copertura.
I bordi del laghetto, lungo le sponde rimanenti, sono costituiti dalle discariche degli sterili di copertura, anch’essi recuperati ambientalmente dal rimodellamento conferito ad opera degli agenti esogeni, ma riconoscibili sia per i particolari cromatismi che per il tipo di colonizzazione vegetale che comincia a interessarle.

Profilo storico

Le prime notizie storiche sulla miniera risalgono al 1839. Originariamente era coltivata in sotterraneo, sino a quando, negli anni ’50, la Valsalso, che all’epoca gestiva anche questa miniera oltre alla vicina Trabia, a cagione della modesta profondità del giacimento, e seguendo l’evoluzione tecnologica dei mezzi di movimento terra in quegli anni conseguita, scoperchiò il giacimento e intraprese, con vantaggio economico, la coltivazione a cielo aperto.
Il minerale della Giffarò, di un colore tipicamente scuro, venne avviato, per l’arricchimento, al bacino dell’Alta Valle dell’Imera.

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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