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Miniera Gessolungo

Impianti stoccaggio GessolungoLa miniera Gessolungo è fra le più antiche del bacino minerario di Caltanissetta e fu una delle prime ad essere coltivata. Purtroppo, anche per questa ragione, fu una delle più conosciute per quanto riguarda la gravità delle tragedie che hanno segnato la vita degli zolfatari e dei nisseni in genere.
Nel versante Nord della Miniera di Gessolungo sono ancora visibili delle buche nel Briscale (Zolfo ossidato ed emergente in superficie) risalenti agli inizi del XVIII secolo. La miniera si trova nel punto più alto (vedi la mappa) di quella che viene definita la "grande omega" del filone solfifero del bacino nisseno che si estende tra i monti San Giuliano, Sabucina e Capodarso formando per l'appunto una omega.

Cenni giacimentologici

Lo strato solfifero coltivato nella miniera ha un tenore molto alto (tra il 20 % e il 22 %, ma è compreso tra i gessi di letto e le argille di tetto, con i conseguenti problemi di instabilità, e per di più ha una pendenza (verso S.S.W.) di circa 30°, per cui la coltivazione determina la sovrapposizione delle camere, nel caso di coltivazione per vuoti.

Profilo storico

La miniera risulta attiva nel 1839, ed è stata chiusa nel 1986, dopo otto anni di inattività.
Nel 1881 alla Gessolungo avvenne una delle più disastrose disgrazie della storia delle zolfare:

Per uno scoppio di grisou verificatasi mentre i 250 minatori della miniera scendevano in sotterraneo attraverso la discenderia, perirono, per uno scoppio di grisou, 65 persone, e 35 rimasero ferite. Per i soccorsi fu utilizzato il pozzo della vicina miniera di luncio Tumminelli, e le salme portate e deposte lungo la strada per la contrada Cuti, poco a valle della miniera, nel sito ove recentemente è stato ripristinato, per onorarne la memoria, un cimitero monumentale.
Nel 1903 le maestranze di Gessolungo, assieme a quelle della Trabonella, inaugurano le lotte per il riconoscimento della Lega Zolfatai, al seguito di esponenti socialisti.
Nel 1958 un'esplosione da grisou uccise 14 minatori e ne ferì 58.

Innovazioni tecnologiche

Le prime coltivazioni erano costituite dalle "buche", ancora visibili nella zona (come del resto in tanta parte del Bacino dell'Alta Valle dell'Imera), tipiche dell'attività estrattiva primordiale, che, seguendo gli affioramenti di briscale, scendevano attraverso discenderie a piccola sezione all'interno dello strato, staccando via via gallerie in direzione per l'estrazione del minerale.
Nel 1879 la miniera fu ristrutturata con una progettazione in linea con lo stato dell'arte dell'epoca, e fu tracciata una discenderia gradonata sino alla profondità di 150 ml. per rendere più razionale il trasporto a giorno dello zolfo e creare comunque una via di sicurezza.
Nel 1880 si inaugurò il calcarone Frizzoni, con forno centrale in ghisa, che nel 1885 sarà sperimentato anche a Trabonella.

Nel 1894 fu installato nella miniera Tumminelli un impianto per l'eduzione dell'acqua del bacino costituito dalle miniere di Gessolungo, Tumminelli, e Testasecca.
Nel 1896 fu costruito il pozzo Maurelli, tutt'oggi esistente, profondo 200 ml, con impianto di estrazione azionato da un motore a vapore di 24 CV., per trasporto di persone e minerale, e si abbandonò la coltivazione per vuoti, con l'adozione del metodo per fette verticali già sperimentato in altre miniere siciliane.
Nel 1912 viene iniziato il nuovo pozzo di estrazione, il pozzo Fiocchi, tutt'oggi esistente, profondo 295 ml., con canna rivestita in conci di arenaria, del diametro libero di ml 2,60.
Nel 1929 iniziarono i lavori per elettrificare la miniera con alimentazione dall'elettrodotto a 20.000 V Caltanissetta-Villarosa.

Nel 1939 fu installata un'elettropompa da 10 mc/h e della prevalenza di 350 ml, che sostituì l'eduzione con benne.
Nel 1951 dopo la sospensione dei lavori minerari da parte dell'esercente Società Anonima Miniere di Gessolungo, l'attività fu ripresa dal Consorzio delle Miniere di Gessolungo. Nel 1965 subentra al Consorzio nella concessione, per un'area di 11,54 ha, ed acquisisce la proprietà dell'area ove insistono gli impianti esterni circostanti al Pozzo Fiocchi e al Pozzo Maurelli, ossia del soprasuolo di interesse archeologico della miniera, acquisendone la proprietà.
Nel 1955 furono installati un compressore Atlas ARI da 96 CV, e un argano a due tamburi da 30 CV.
Nel 1963 fu messo a punto un forno in ghisa ideato dall'ing. Gualtieri per la distillazione del tv. a granulometria fine. Il forno fu disabilitato quando il tv. fu avviato alla Trabonella per la flottazione, e si trova adesso sepolto sotto le discariche di rosticci.
Nel 1964 furono completati gli edifici attualmente visibili, che ospitavano gli uffici ed i servizi esterni.
Nel 1979 avviene la chiusura della miniera, e anche le aree ove insistono gli impianti di questa miniera vengono consegnate al Comune di Caltanissetta, ma in questo caso il Comune rinuncia successivamente a prenderli in carico, e non si perviene al trasferimento, per cui i terreni dovrebbero essere rimasti in proprietà dell'E.M.S, salvo conferma ufficiale. Da fonti non ufficiali si è appreso che è in corso una lite giudiziaria tra vecchi proprietari ed E.M.S.

Strutture di soprasuolo

Gli edifici, anche per l'epoca in cui furono eseguiti, sono molto essenziali, ma costituiscono un documento storico importantissimo dí un ambiente minerario nell'epoca della maturità della stagione dello zolfo, esemplari nella rievocazione di un momento di speranza che affascinò e illuse una vastissima popolazione dell'Isola.
Tra le strutture tecniche, notevole l'interesse per il pozzo Fiocchi (castelletto, con gabbie e accessori, argano, e annesso impiantino di frantumazione per le ripiene), e del pozzo di riflusso Maurelli.
Nulla rimane dei calcaroni, all'interno dei quali per tanto tempo, dopo che furono dismessi per l'avvento dei forni Gill, le maestranze che provenivano da lontano avevano ricavato i loro precari alloggi.

Strutture di sottosuolo

I sotterranei della miniera Gessolungo e della miniera Tumminelli sono comunicanti, cosicché il sotterraneo è accessibile attraverso quattro pozzi (pozzo Fiocchi, pozzo Maurelli, pozzo Tumminelli e pozzo S. Ignazio, oltre che dalla via di riflusso S. Vincenzo e dalla via operai).
Le caratteristiche di queste vie sono le seguenti:
  • Pozzo Fiocchi: E' profondo m1.295: ne rimane il castelletto e l'impianto di estrazione, seppure entrambi devastati.
  • Pozzo Maurelli: E' profondo ml. 192: rimane il castelletto in muratura e la sala argano, con il tamburo bicilindrico dell'argano, e la ventola.
  • Pozzo Tumminelli: E' profondo ml. 210, e dotato di impianto di estrazione a skips non devastato, anche se non più funzionante già all'epoca della chiusura della miniera.
  • Pozzo S. Ignazio: E' profondo mt.161,50, è privo di impianto di estrazione e di guidaggio, e adibito soltanto a riflusso. Prima della chiusura della miniera era adibito a pozzo di riflusso: se ne conserva il castelletto.
  • Via di riflusso S. Vincenzo: Ha uno sviluppo complessivo di 340 ml. circa e nell'ultimo periodo di attività della miniera veniva adibito a via operai.
  • Via operai: Ha sviluppo complessivo di ml. e raggiunge la quota 270.
Tutte le sopraelencate vie di accesso al sotterraneo sono state ritombate nell'anno 1990, con riempimento e creazione di un dado di protezione superficiale in cls armato, cosicché oggi non esiste alcun modo per accedere al sotterraneo della miniera.
 

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