Le miniere soffocate dal clientelismo (1960 – 1970)

Finito il periodo della guerra di Corea la domanda di zolfo diminuì drasticamente, mettendo in crisi il settore minerario siciliano. Lo zolfo era prodotto a costi proibitivi, circa sei volte rispetto a quello ottenuto negli Stati Uniti dalla distillazione frazionata del petrolio (scoperta successivamente al metodo “Frasch”).
La produzione italiana di zolfo, coincidente totalmente con quella siciliana dopo la chiusura di tutte le zolfare di Romagna e Marche, rappresentò nella bilancia mondiale meno del 2%. I dati di produzione furono inferiori alle 100.000 tonnellate, con valori simili a quelli di inizio ottocento; ciò nonostante le zolfare siciliane rappresentavano in quegli anni una grande realtà industriale in cui lavoravano 7.200 operai.
Con il passaggio delle competenze del settore solfifero siciliano alla Regione, fu varato un Piano di Riorganizzazione quinquennale (L.R. 13 marzo 1959, n. 4). “Tale legge richiedeva, da parte degli esercenti, la presentazione di un progetto quinquennale di ristrutturazione della miniera le cui spese sarebbero state, inizialmente, a totale carico della Regione. Il finanziamento sarebbe stato erogato man mano che fossero stati approvati dal Corpo Regionale delle Miniere, gli stati di avanzamento. Le somme sarebbero state restituite alla Regione siciliana alla fine del quinto anno, una volta che fosse stata avviata la ripresa dell’attività economica zolfifera. Tutte le miniere dovevano ricostituirsi in società per azioni ed impegnarsi a mantenere occupati un certo numero di dipendenti e pagarli regolarmente a fine mese. Insomma, sembrava una buona legge. Purtroppo, come tutte le cose che sembrano di facile realizzazione, si verificò in seguito qualche cosa di anomalo. Per prima cosa, nei consigli di amministrazione cominciarono a entrare alcuni personaggi politici ambigui, di scarsa competenza nel “buon amministrare”. Possedevano, solo, l’abilità di fare bieco clientelismo.
[…] Dei lavori veri e propri che rispettassero il programma originario neanche l’ombra! In quegli anni si consumò certamente il vero dramma delle miniere e, naturalmente, dello stesso minatore“. (Zurli M., Luci ed ombre di miniera, Edizione Lussografica, Caltanissetta 1997)

Al termine dei cinque anni previsti dal Piano di Riorganizzazione, la maggior parte dei concessionari di zolfare risultarono inadempienti. La Regione Siciliana, a partire dal 20 ottobre 1964, revocò le singole concessioni ai privati per affidarle all’Ente Minerario Siciliano, prima, e alla SO.CHI.MI.SI. (Società Chimica Mineraria Siciliana a copertura pubblica), dal 1967.
Dal secondo dopoguerra tanti zolfatai lottarono per il passaggio della miniera alla gestione pubblica rivendicando condizioni di lavoro accettabili, la cessazione della mentalità feudale nella gestione delle miniere, la verticalizzazione del settore minerario con un ciclo di produzione e di trasformazione chimica dello zolfo nel territorio siciliano.
Purtroppo le decisioni politiche nascosero ben altre finalità.

“[…] a distanza di appena un anno dall’acquisizione delle miniere da parte dell’EMS, tutto si sovvertì, sotto gli occhi increduli di tutti.
[…] La verità era ben altra. Occorreva riciclare dirigenti trombati in avventure politiche passate che non potevano essere lasciati in mezzo ad una strada. Occorreva trasformare l’EMS in un grosso carrozzone politico senza futuro, clientelare ed assistenziale.” (Zurli M., Luci ed ombre di miniera, Edizione Lussografica, Caltanissetta 1997)

Negli anni successivi molte zolfare furono chiuse; all’inizio degli anni ’70 erano rimaste attive in Sicilia soltanto dodici miniere. Imponenti lavori di ammodernamento interessarono gli impianti delle miniere a gestione regionale, senza che ciò potesse impedire il graduale disfacimento del settore solfifero.

Fonte: Studi istituzione parco minerario Caltanissetta. Damiano Gallà

 

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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