La crisi nel periodo della seconda guerra mondiale (1930 – 1950)

Dopo la liquidazione del “Consorzio Obbligatorio per l’Industria Zolfifera Siciliana” nel 1932, la maggior parte dei produttori chiese nuovamente l’intervento dello Stato. Ebbe così vita, con il R.D. 11 dicembre 1933, n. 1699, “l’Ufficio per la Vendita dello zolfo italiano”, con sede in Roma.

L’ufficio riunì così, per la prima volta, in un unico organismo commerciale, tutti i produttori italiani, assicurando loro un ricavo minimo sugli zolfi prodotti.
Con ciò l’industria potè fruire di un periodo di relativa tranquillità, anche se i ricavi risultarono appena sufficienti a coprire le sole spese indispensabili di esercizio. L’Ufficio Vendita venne trasformato, nel 1940, in Ente Zolfi Italiano (E.Z.I.), ed in questo furono accentrate tutte le attività di carattere commerciale, tecnico-industriale e di assistenza sociale riguardante il settore solfifero. All’E.Z.I. fu conferito il monopolio del commercio interno ed estero dello zolfo italiano. Ebbe anche i compiti di incoraggiare studi e ricerche per trovare nuovi campi di lavoro e nuovi metodi di trattamento del minerale.

“[…] il nuovo Ente, anche per le limitate disponibilità finanziarie concessegli dalla legge istitutiva, ben poco potè fare a favore dell’industria solfifera. Aggiungasi che il passaggio della guerra nell’Isola ed il permanere a lungo in Italia del fronte di operazione resero del tutto precari i vincoli con i produttori, ciscuno alle prese con le rovine prodotte dalla guerra alla propria miniera
“. (Lo zolfo in Italia, atti del Convegno Nazionale dello zolfo, Ente Zolfi Italiani, 1961)

Nel 1950 venne costruita una centrale operativa dell’E.Z.I. a Caltanissetta, in contrada Terrapelata, in corrispondenza della nascita del villaggio operaio S. Barbara. La serie di edifici, ancora oggi esistenti ma abbandonati, era costituita da uffici tecnici, laboratori, magazzini e officine in cui lavorarono decine di geologi, chimici e periti minerari provenienti dal norditalia e dalla stessa Caltanissetta.

Durante il secondo periodo bellico molte miniere dovettero chiudere per le frequenti mancanze di energia elettrica con i conseguenti allagamenti delle gallerie interne. L’attività mineraria ebbe un crollo verticale. Nel 1944 la produzione di zolfo ed il numero di opeari raggiunsero il minimo storico dall’inizio del XIX secolo: 32.841 tonnellate di zolfo prodotto (208.896 nel 1940) e 4786 operai (14.043 nel 1940).
Alcune zolfare subirono, oltretutto, bombardamenti e mitragliamenti, dagli eserciti stranieri, con gravi danni alle strutture.

Fonte: Studi istituzione parco minerario Caltanissetta. Damiano Gallà

 

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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