Il modo di vestire dello zolfataio

Narra la tradizione che nei tempi trascorsi il modo di vestire dello zolfataio era quanto di più vario e di più ricco, rispetto ad un altro lavoratore, possa immaginarsi; se tra i lavoratori siciliani c’era gente che teneva all’eleganza del vestire, questo era soprattutto il lavoratore delle miniere. “La sua andatura per la piazza e per le vie era quella di uno de’ bravi all’epoca di Don Rodrigo. Vestiva di velluto color miele. Il suo costume era una giubba alla cacciatora con tasche e taschini capricciosamente orlati di cordoncino nero, un paio di pantaloni tenuti alla vita da una fascia rossa, i quali gli cadevano larghi (a campana) sulle scarpe di pelle lucida, aperti un decimetro dal malleolo in giù dalla parte esterna ed ornati di nastri neri con lucidi bottoncini.

 

Di estate mostrava la camicia messa a ricami, correttamente inamidata, molto aperta nel colletto, attorno al quale legava una cravatta di seta a nodo scorsoio, le cui punte svolazzanti eran passate entro un anello d’oro che scusava una fibbia. D’inverno mettevano il corpetto ugualmente ornato di varie file di bottoncini. Copriva il capo di un lungo berretto di seta nera a maglia che cadeva sulla spalla sinistra; questo venne in seguito sostituito dal berretto cilindrico di velluto nero (scazzittuni) piegato sul sinistro orecchio da cui pendeva un grosso e lungo fiocco di seta, che egli si piaceva far dondolare camminando. Avea molta cura di tenere tosati i capelli ad eccezione del ciuffo che gli scappava dal berretto cadendo sulla tempia destra. Qualora non amasse (e ve n’avea parecchi) di coltivare le fedine, radeva dell’intutto la barba. Nel suo incesso svoltava il petto della giubba mettendo l’indice nel corpetto, presso le ascelle, facea notare le anella (cinturittuna) di che avea piene le dita”. (Pulci F., Vita delle miniere in Sicilia, Palermo 1899)

A questa foggia di vestire non molto diffusa se ne sostituì altra più semplice, con giacchetta corta e molto aderente, calzoni lunghi e scarpe con tacco rialzato, che costituivano il tipico abbigliamento unitamente al berretto rigido, rialzato ai lati con piccola visiera e chiamato “tascu di surfarara e taschettu”. Gli zolfatai e specialmente i giovani, non la cedevano nel vestire a nessuno, seguendo gli ultimi ritrovati della moda, indossando abiti finissimi, con cappotti e cappelli.
Le descrizioni di cui sopra si riferiscono naturalmente a quelli che comunemente si chiamavano abiti di festa, mentre durante il lavoro gli zolfatai vestivano abiti dimessi, rattoppati, con scarpe grosse, con un tipico berrettino di tela in testa di colore generalmente bianco, simile allo zucchetto dei preti, ma più grande perché scendeva fin sopra le orecchie; questo copricapo è rimasto sempre lo stesso nel trascorrere di parecchi decenni. All’interno della miniera i lavoratori indossavano solo un gonnellino stretto ai fianchi. (Candura G., Miniere di zolfo in Sicilia, Caltanissetta-Roma 1990)

 

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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