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Il lavoro in miniera

I contratti fra proprietari e esercenti

PicconieriI bacini zolfiferi potevano appartenere ad un solo proprietario e ciò accadeva, specialmente nel latifondo, a vari possidenti, i quali praticavano direttamente l'industria estrattiva o concedevano ad altri l'esercizio della miniera dietro compenso in natura o in denaro.
Il proprietario, quando era solo e voleva gestire una miniera, lo faceva in economia o dando i lavori a cottimo; nel primo caso egli ingaggiava direttamente degli operai occorrenti per le varie opere e provvedendo ai mezzi necessari per le varie fasi della lavorazione; nella seconda ipotesi dava agli altri il compito di provvedere all'estrazione del minerale e talvolta anche alla fusione, corrispondendo il compenso stabilito per ogni quantitativo di zolfo consegnato.

Generalmente il pagamento avveniva per metraggio e per "cassiatu"; il primo sistema si usava nei lavori di ricerca o nello scavo di pozzi e gallerie, per cui il cottimista riceveva un compenso precedentemente fissato per ogni metro cubo di materiale rimosso, mentre il "cassiatu" si aveva allorché il proprietario dava un compenso per ogni cassa di zolfo estratto, quando detto compenso non fosse stato stabilito per numero di "balate" di minerale fuso. Leggi tutto...
 

Scioperi e rivendicazioni operaie degli zolfatari

Gli zolfatari furono i primi tra i contadini e gli operai del Meridione ad organizzarsi in sindacati, indicendo 594 scioperi fra il 1890 ed il 1913.

“Il vero debutto degli zolfatari sulla scena dello sciopero avvenne nel periodo 1890-1896, nel vivo della crisi senza precedenti che aveva colpito il settore solfifero a partire dal 1883-1884. la congiuntura sfavorevole, anche per il suo prolungarsi nel tempo, aveva avuto conseguenze durissime sulla condizione operaia: migliaia di lavoratori rimasero senza occupazione; gli altri, quelli che erano riusciti a sfuggire a questo destino, nonostante la maggiore durata della giornata di lavoro e l'aumento del rendimento, videro abbassarsi i salari fino a raggiungere minimi storici.”

(Spampinato R., Gli zolfatari. Lavoro, scioperi, organizzazione operaia (1890-1914), in Barone G., Torrisi C. (a cura di), Economia e società nell’area dello zolfo, secoli XIX, XX, Caltanissetta-Roma 1989, pag. 260)

Nel 1901 i 38.922 zolfatari impiegati nelle miniere siciliane rappresentavano la più alta concentrazione operaia del meridione.

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Lettera dello zolfataro Stefano Gallà a “L’Unità”, 10 dicembre 1952

Negli anni successivi all'evento bellico aumentò improvvisamente la richiesta di produzione di zolfo cosicchè molti esercenti obbligarono gli zolfatari a sperimentare alcuni metodi di lavorazione, senza considerare la sicurezza delle maestranze ed i contratti di lavoro. A partire dagli anni '50 gli zolfatari si impegnarono in una serie di scioperi ed  occupazioni del sottosuolo per rivendicare i propri diritti.

Le condizioni di lavoro in molte miniere erano ancora disumane a metà del Novecento, basti pensare che nel 1957 i decessi nelle miniere di zolfo furono 340, praticamente uno al giorno.

A titolo d'esempio si riporta qui di seguito la descrizione delle condizioni di lavoro nella miniera Iuncio-Tumminelli, nell'anno 1952: Leggi tutto...
 

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