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I forni

Calcarelle

E' il mezzo di fusione più antico che conosciamo; si tratta di un fosso costruito a piano inclinato, profondo nella parte anteriore molto più che in quella posteriore, in modo da permettere la colata verso un'apertura detta morte dell'olio, cioè la parte pura del minerale, quella che solidificandosi assumeva il caratteristico colore giallo. Con un diametro di pochi metri, poteva contenere al massimo quattro o cinque metri cubi di minerale. La fusione era rapida; in meno di ventiquattro ore si completava la fusione dello zolfo, con il vantaggio, soprattutto per chi avesse modesti fondi, di far subito denaro per fronteggiare le spese incalzanti.

Ma con questo tipo di fusione due terzi dello zolfo si volatilizzavano sotto forma di anidride solforosa, dannosissima sia per le colture circostanti, sia per la salute e a volte la vita degli operai.
Per evitare o limitare i danni alle campagne, il governo borbonico ordinò che la fusione si facesse soltanto nel periodo compreso tra la fine di Agosto e la fine dell'anno.

Il metodo venne abbandonato intorno alla metà del secolo XIX.

 

Calcaroni

CalcaronePer ovviare al grande dispendio di minerale causato dall'uso delle calcarelle si pensò di ricorrere al rivestimento esterno della massa in fusione: nacque così il calcherone.
Le opinioni circa la sua nascita sono comunque varie: si dice che nel 1842 vennero incendiati per vendetta alcuni cumuli di minerale destinato alla fusione nella miniera Chimento nei pressi di Favara; accorsero quindi centinaia di uomini incaricati di spegnere la massa ardente ricoprendola con grandi quantità di terra, onde evitare la rovina totale delle colture circostanti. Dopo qualche mese gli operai si accorsero che colava olio di ottima qualità e così, vista la grande utilità, il metodo si diffuse in poco tempo.
Altri affermano che furono l'esperienza e il buon senso a suggerire la copertura delle masse in fusione. In ogni caso é certo che il calcherone si diffuse nella seconda metà dell'ottocento nella maggior parte delle miniere.

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Forno Gill

Forno Gill Trabia TallaritaIl Forno Gill è un sistema di separazione dello zolfo dal minerale greggio a forno di fusione di concezione più evoluta del Calcarone di cui costituisce il perfezionamento; è costituito da una serie di unità, pressoché uguali, poste in batteria.

Venne introdotto a partire dal 1880 in Sicilia nelle miniere Gibellini e Racalmuto, di Cabernardi, in Provincia di Ancona, di Trabia in Provincia di Caltanissetta.

Furono inventati dall'Ing. R. Gill nel 1880. Il principio di funzionamento era simile a quello del calcherone, ma la combustione avveniva in un ambiente chiuso, una camera troncoconica in muratura con volta emisferica della capacità di 20-40 metri cubi con pavimento inclinato verso la bocca, la cosiddetta morte. Al centro 'della volta c'era un'apertura per la carica del minerale ed una alla base per lo scarico dei rosticci e dello zolfo. Vi erano poi dei condotti nella muratura delle celle chiamati passafuoco, che permettevano la circolazione da una cella all'altra dei fumi prodotti dalla combustione dello zolfo in modo che uscissero dall'alto di una cella ed entrassero dal basso della successiva.

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