I contratti fra proprietari e esercenti

I bacini zolfiferi potevano appartenere ad un solo proprietario e ciò accadeva, specialmente nel latifondo, a vari possidenti, i quali praticavano direttamente l’industria estrattiva o concedevano ad altri l’esercizio della miniera dietro compenso in natura o in denaro.
Il proprietario, quando era solo e voleva gestire una miniera, lo faceva in economia o dando i lavori a cottimo; nel primo caso egli ingaggiava direttamente degli operai occorrenti per le varie opere e provvedendo ai mezzi necessari per le varie fasi della lavorazione; nella seconda ipotesi dava agli altri il compito di provvedere all’estrazione del minerale e talvolta anche alla fusione, corrispondendo il compenso stabilito per ogni quantitativo di zolfo consegnato.

Generalmente il pagamento avveniva per metraggio e per “cassiatu”; il primo sistema si usava nei lavori di ricerca o nello scavo di pozzi e gallerie, per cui il cottimista riceveva un compenso precedentemente fissato per ogni metro cubo di materiale rimosso, mentre il “cassiatu” si aveva allorché il proprietario dava un compenso per ogni cassa di zolfo estratto, quando detto compenso non fosse stato stabilito per numero di “balate” di minerale fuso. Avveniva molto spesso che il proprietario concedesse l’esercizio della miniera ad un esercente o conduttore, con gravi ripercussioni sull’attività zolfifera. Nel contratto si distinguevano due periodi: la “cerca” e la “scippata di lu surfaru”. La “cerca” rappresentava il primo periodo, il rinvenimento del giacimento e le sue spese erano a carico totale del conduttore. Nel momento in cui si rinveniva lo zolfo, si stipulava il contratto, col quale la proprietà dava in gabella all’esercente la miniera limitata in un determinato periodo che andava comunemente da sei a diciotto anni; la percentuale dovuta al proprietario era in natura e soleva convenirsi in zolfo fuso in “balate” della migliore qualità in una percentuale che andava dal dieci al trenta per cento.

Il proprietario si riservava il diritto di poter sorvegliare con personale proprio la lavorazione interna e quella esterna e faceva obbligo all’esercente di impiegare operai in numero adeguato alle esigenze dello sviluppo del bacino minerario. Regolava inoltre il metodo di fusione del minerale, vietando in modo assoluto lo spostamento di esso prima che si fosse fatta la regolare spartizione.
Imponeva all’esercente di chiamare a sue spese personale tecnico di provata esperienza e di costruire a sue spese tutte le fabbriche e le vie necessarie e di fornirsi delle macchine occorrenti: tutte queste cose sarebbero rimaste al proprietario, il quale avrebbe pagato un indennizzo secondo la loro importanza.

Tutte le spese erano quindi a carico del conduttore il quale doveva affrontare da solo i rischi connessi ad una complessa attività quale appunto é quella mineraria, mentre i vantaggi maggiori erano per il proprietario. Quando l’esercente non aveva i mezzi necessari per affrontare le spese, ricorreva all’appoggio economico di uno o più individui; appare così la figura di “lu sbursanti”, individuo che offriva il suo denaro ad un tasso di interesse che a volte poteva raggiungere il sessanta per cento; questi obbligava il conduttore, mediante contratto scritto, a servirsi dei suoi prestiti per un numero stabilito di anni, mentre si riservava il diritto, come il proprietario, di sorvegliare la produzione su cui manteneva delle ipoteche come garanzia del denaro sborsato.

L’esercente, se l’impresa andava male per le molte spese sostenute nell’eduzione delle acque o negli armamenti di terreni cedevoli, correva il rischio di perdere completamente i suoi capitali e di ridursi in miseria, mentre il proprietario non avrebbe perduto altro che una parte del suo reddito.
Fino al secolo scorso i contratti erano stipulati per una breve durata, comunemente sei anni, cosicché il conduttore non sempre aveva la possibilità di rifarsi delle spese sostenute e capitava spesso che egli dovesse abbandonare la miniera per scadenza del contratto proprio nel momento in cui la produzione aveva preso il giusto ritmo. Sono immaginabili in questo caso i vantaggi per il proprietario, che a questo punto poteva anche decidere di condurre la miniera da solo.

 

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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