Calcarelle

E’ il mezzo di fusione più antico che conosciamo; si tratta di un fosso costruito a piano inclinato, profondo nella parte anteriore molto più che in quella posteriore, in modo da permettere la colata verso un’apertura detta morte dell’olio, cioè la parte pura del minerale, quella che solidificandosi assumeva il caratteristico colore giallo. Con un diametro di pochi metri, poteva contenere al massimo quattro o cinque metri cubi di minerale. La fusione era rapida; in meno di ventiquattro ore si completava la fusione dello zolfo, con il vantaggio, soprattutto per chi avesse modesti fondi, di far subito denaro per fronteggiare le spese incalzanti.

Ma con questo tipo di fusione due terzi dello zolfo si volatilizzavano sotto forma di anidride solforosa, dannosissima sia per le colture circostanti, sia per la salute e a volte la vita degli operai.
Per evitare o limitare i danni alle campagne, il governo borbonico ordinò che la fusione si facesse soltanto nel periodo compreso tra la fine di Agosto e la fine dell’anno.

Il metodo venne abbandonato intorno alla metà del secolo XIX.

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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