Miniera Juncio-Tumminelli

La miniera si trova (vedi la mappa) poco sotto la Gessolungo e appartiene allo stesso filone che partendo proprio dalla Gessolungo arriva, formando una specie di ferro di cavallo, fino alla miniera Giumentaro che si trova al di la del fiume Salso, passando per le miniere Stretto e Saponaro. Lunga anche la storia di questa miniera che ha visto nel suo sottosuolo momenti drammatici come racconta Mario Zurli in “Disgrazia in miniera, 3 maggio 1957”, quando a perdere la vita furono in sei tre dei quali furono “recuperati” solo dopo molti anni.

Cenni giacimentologici.

Dalla sezione geologica si evince lo schema giacimentologico di questa miniera, che coltiva il medesimo strato solfifero sfruttato nelle altre miniere delle contrade Juncio e Stretto, (miniera Testasecca, miniera Cinnirella, ecc) La stratigrafia della sezione sopradetta, rilevata dal Mottura, è la seguente

  1. argille salate del miocene
  2. tripoli con interessanti ritrovamenti fossiliferi
  3. Calcare marnoso magnesiaco
  4. altro banco di tripoli con macrofauna ittica
  5. briscale e zolfo
  6. gessi
  7. marne con trovanti calcarei, interpretati come indice di una formazione secondaria a seguito di trascinamento
  8. trubi
  9. marne plioceniche
  10. trubi calcarei sabbiosi
  11. arenarie plioceniche
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Profilo storico
La miniera è stata aperta nel decennio 1820 – 1830, nel 1966 incorporata dal nuovo esercente SO.CHI.MI.SI. nella miniera Gessolungo, l’attività cessò nel 1987, e nel 1990 furono chiusi gli imbocchi al sotterraneo.
Nel 1882, sei mesi dopo la sciagura della Gessolungo, un disastro si verificò anche nella Tumminelli, con la morte di 41 minatori e il ferimento di altri 51. La causa fu un avvelenamento da gas solfidrici sprigionati per l’accidentale sganciamento e conseguente caduta al fondo di un vagonetto nel piano inclinato a doppio effetto. Anche queste nuove vittime trovarono sistemazione accanto a quelle della Gessolungo che le avevano preceduto.
Nel 1957 una frana al 10° livello investì un gruppo di minatori e sprigionò il grisou, determinando 6 vittime, tra cui il direttore della miniera, tre delle quali recuperate dopo una settimana di lavori e le altre dopo dieci anni.
Nel 1965 la miniera viene suddivisa in due unità estrattive. L’E.M.S. subentra per una superficie di ha 7.78.40, comprendenti la Gessolungo Sez. S. Gaetano e la Tumminelli, e acquisisce la proprietà dell’area circostante il pozzo Tumminelli, attorno al quale sorge il nucleo di interesse degli insediamenti esterni della miniera.
Nel 1987 la miniera viene chiusa, e la proprietà del soprasuolo di interesse minerario subisce le medesime vicende di quelli della miniera Gessolungo, per cui sono rimaste nelle mani dell’E.M.S., salvo conferma ufficiale di non intervenuta alienazione.
Da fonti non ufficiali si è appreso che pende causa giudiziaria tra P.A. e un privato che ne rivendica i diritti di usucapione.
Innovazioni tecnologiche
Nel 1871 fu installato nella miniera uno dei primi impianti di sollevamento alimentati con motore a vapore.
Nel 1884 fu iniziato lo scavo di un pozzo verticale, e fu abbandonato il metodo di coltivazione per archi, colonne e pasture, passando direttamente alla coltivazione per fette verticali con ripiena.
Nel 1898 fu abbandonato il piano inclinato, e il pozzo (che era dotato di argano da 12 CV), che aveva raggiunto la profondità di 150 ml. fu dotato di impianto di estrazione con motore da 16 CV.
Nel 1930 fu adottato un metodo di coltivazione per franamento.
Nel 1964 la miniera passò sotto la gestione dell’E.M.S., che la accorpò alla limitrofa Gessolungo, e ne utilizzò il pozzo per l’estrazione del minerale estratto da quest’ultima miniera, in sostituzione del pozzo Fiocchi.
Allo scopo il pozzo Tumminelli fu dotato di un modernissimo impianto di estrazione munito di uno skip con contrappeso, con sovrapposta gabbia per la circolazione del personale. L’impianto, che è il più moderno mai impiantato in Sicilia per le miniere di zolfo, conserva per questo fatto un alto valore documentario, ma scarso interesse archeologico, in quanto le strutture realizzate, all’epoca di avanguardia, sono oggi quelle correntemente in uso nelle miniere ancora attive. In particolare l’impianto era completamente automatizzato, nel senso che automaticamente si succedevano le operazioni di caricamento dello skip nella ricetta in sotterraneo, dall’apposita tramoggia, risalita attraverso il pozzo quando il carico era completo, scarico del t.v. a bocca pozzo in una tramoggia che lo avviava all’impianto di frantumazione e vagliatura per la selezione delle classi granulometriche, trasporto con nastri trasportatori alla batteria di silos muniti di sottostante tramoggia di carico su automezzi che lo trasportavano alla miniera Trabonella per l’arricchimento e la raffinazione. Tutto il ciclo veniva controllato da una sola persona dal quadro di comando della sala argano.

Strutture di soprasuolo

Interessante il pozzo Tumminelli, dotato negli anni ’60 del più moderno impianto di estrazione di quanti ne siano stati realizzati nel settore delle miniere di zolfo.
L’impianto, che segue il prototipo progettato per la miniera Pasquasia, è dotato di skip con contrappeso, è stato sopra descritto. Oltre al pozzo, ancora ben conservato (anche se non funzionante già nel 1990, a tre anni dalla chiusura della miniera, a causa della delicatezza che richiede una manutenzione continua), interessanti sono i locali costruiti nel suo intorno. Si tratta di una palazzina per mensa e alloggi, piuttosto ben conservata, e, soprattutto, dei locali officine (meccanica, elettrica, e falegnameria), che all’interno conservano quella poca attrezzatura reperibile nelle miniere di zolfo del comprensorio, e di cui la più grande presenta belle capriate in ferro tubolare.

Strutture di sottosuolo

I sotterranei sono inaccessibili in quanto tutte le vie di accesso sono state ritombate mediante riempimento a sacco e ricoprimento con dado in cls armato.

Autore dell'articolo: amicidellaminiera

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